Nuova Zelanda – l’ascesa della Terra di Mezzo e dei Kiwi

Nuova Zelanda, come si passa dalla democrazia più statalizzata a uno dei paesi più prosperi del mondo

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La storia della Nuova Zelanda non si insegna a scuola, complice anche una collocazione geografica estremamente isolata e al di fuori dei maggiori eventi continentali. Il fatto di venire scoperta dagli occidentali solo nel XVII secolo certamente non ha aiutato.

Premesse storiche

La colonizzazione inglese

La Nuova Zelanda è un paese relativamente giovane: le prime comunità umane a stabilirvisi furono i Maori1,  tra il XIII e il XIV secolo, dalla Polinesia.

La Nuova Zelanda rimase praticamente sconosciuta al mondo occidentale fino al 1642, quando l’olandese Abel Tasman fu il primo europeo a mettervi piede, seguito da James Cook quasi 130 anni dopo, nel 1769.

Successivamente il paese iniziò ad essere visitato regolarmente da cacciatori di foche e balene inizialmente, seguiti poi dai primi coloni e commercianti. A partire dal 1830 i coloni diventarono sempre più numerosi, e questi contatti cambiarono la cultura Maori per sempre. I Maori erano interessati ai benefici tecnologici occidentali, e gli Inglesi importarono nuovi animali e piante, come maiali e patate. D’altra parte, l’introduzione dei moschetti nella cultura tribale Maori trasformò le guerre locali in campagne molto più vaste, dove quelle conosciute come Guerre del Moschetto portarono devastazione tra le tribù, aprendo la strada ad una ulteriore espansione Britannica. Iniziarono ad arrivare sempre più coloni occidentali, e le ondate di illegalità che andarono sempre più diffondendosi portarono le tribù locali a chiedere supporto alla corona.

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Guerre del Moschetto

La Gran Bretagna, pressata in parte dalle richieste dei Maori, e in parte dalla preoccupazione delle mire francesi sulla Nuova Zelanda, acconsentì nel 1840 a stipulare il Trattato di Waitangi, che sanciva una sorta di parità dei diritti tra tutti i neozelandesi, Maori e non. D’altra parte il trattato consentì alla Gran Bretagna di dichiarare la Nuova Zelanda possedimento inglese.

Nel tempo i Maori furono sempre più sotto pressione per cedere terra e possedimenti ai coloni, risultando in una guerra che durò oltre venti anni, durante i quali gran parte della terra Maori fu acquistata o confiscata. Nel frattempo, le colonie dell’isola del sud prosperarono e il governo britannico aiutò migliaia di cittadini a cominciare una nuova vita in Nuova Zelanda, espandendo e costruendo nuove città e infrastrutture.

Con un’economia quasi interamente agricola, buona parte delle foreste furono abbattute per fare spazio alle fattorie e ai campi.

I Maori oggi sono di gran lunga la minoranza etnica più grande e la loro cultura ha caratterizzato fortemente l’identità del paese.

Indipendenza

L’indipendenza della Nuova Zelanda è tutt’oggi materia di dibattito. Non c’è stata una data precisa in cui si sarebbe creata, ma è piuttosto il risultato di una continua evoluzione costituzionale: come risultato, la Nuova Zelanda non festeggia nessun “Independence Day”.

Il primo passo verso uno status di nazione riconosciuta internazionalmente fu quando alla Nuova Zelanda fu riconosciuto un posto nella nuova Società delle Nazioni nel 1919. Nel 1926 la Dichiarazione Balfour proclamò l’eguaglianza in status dei domini britannici, seguita nel 1931 dallo Statuto di Westminster che dichiarava l’effettiva indipendenza dei sei “domini”2  facenti parte del Commonwealth.

Tuttavia, dal momento che molti neozelandesi si consideravano ancora una branca del Regno Unito, la Nuova Zelanda rifiutò inizialmente di ratificare lo statuto, accettando di adottarlo solo nel 1947, con l’Atto di Adozione dello Statuto di Westminster. Fu solamente con l’entrata del Regno Unito nella Comunità Europea nel 1973, abrogando la preferenzialità agli accordi commerciali con la Nuova Zelanda, che questa attitudine iniziò a cambiare. I graduali cambiamenti nazionali e sociali erosero ulteriormente questa relazione.

Mutamenti sociali ed economici

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La Nuova Zelanda fu uno dei paesi a recuperare più in fretta dopo la crisi di Wall Street del ’29, e negli anni ’50 era uno dei paesi con il PIL più alto. Ma se il regime isolazionista aveva in qualche modo aiutato a sviluppare il manufatturiero e  un tessuto industriale variegato, negli anni ’60 si inizò a realizzare che la Nuova Zelanda stava rimandendo indietro rispetto agli altri paesi.

Tra il 1973 e il 1984, il governo neozelandese fu travolto da una serie di crisi economiche tutte correlate tra loro, come la crisi del petrolio, l’aumento disordinato dell’inflazione, e l’aumento preoccupante della disoccupazione. Il governo di Muldoon (conservatore) perseguì una serie di misure macroeconomiche poco razionali, stringendo il controllo governativo su tutta l’economia, col risultato di generare fluttuazioni anche drammatiche nell’inflazione e nella crescita economica. Per disperazione, Muldoon congelò prezzi e stipendi (anche quelli massimi!3 ), arrivando persino a gestire direttamente gli Hotel. Nel tentativo di stabilizzare l’economia, il governo tentò una serie di investimenti su larga scala, come la costruzione di raffinerie e l’espansione dell’industria dell’acciaio. La strategia di Muldoon però fallì miseramente, ottenendo addirittura l’effetto opposto, e agli inizi degli anni ’80 lo stipendio medio pro-capite dei neozelandesi era sceso al di sotto di quello del Portogallo.

L’esplosione incontrollata di questi problemi causò la crisi costituzionale del 1984, portando a nuove elezioni, con l’ascesa del Partito Laburista di David Lange.

La deregulation

Il governo laburista tentò subito di invertire la rotta con una serie di riforme costituzionali, che introdussero una stretta politica monetaria e una progressiva liberalizzazione dei mercati. Queste misure, dopo una iniziale recessione interna, iniziarono a portare i loro frutti a partire dagli anni ’90, con una crescita esponenziale del mercato del lavoro, una drastica riduzione del debito e una competitività crescente dell’industria neozelandese.

NR 8 wire: lo spirito innovativo dei Kiwi

NR 8 wire
Se hai un problema, il fil di ferro n° 8 lo risolve.

Quando si associa Nuova Zelanda e tecnologia, la storia che viene a galla più spesso è quella del fil di ferro di 4 mm di diametro “Number 8 wire attitude“. Nel XIX secolo infatti, gli allevatori usavano questo fil di ferro per costruire recinzioni per le pecore. Comunque, il fil di ferro poteva essere riutilizzato in tanti modi, e gli allevatori riuscivano a risolvere quasi qualsiasi problema pratico semplicemente contorcendolo e riaddattandolo. Praticamente fu trasformato in un materiale tuttofare, una specie di nastro adesivo della Nuova Zelanda rurale.

Nei decenni a venire, il filo n° 8 divenne una metafora più ampia dello spirito adattivo di un popolo che viveva lontano da qualsiasi cosa e che doveva essere indipendente e pieno di risorse. I neozelandesi divenirono orgogliosi della loro abilità di risolvere problemi in modi inusuali e talvolta rozzi.

La Cardrona Bra Fence: un altro uso creativo del fil di ferro

Innovazione tecnologica nel paese dei Kiwi

Anche se non tutti concordano sull’efficacia di questa attitudine, contestando che questa specie di “spirito del quick’n dirty” non produce sempre innovazioni replicabili, e sottovaluta il ruolo dell’invenzione, la Nuova Zelanda sta investendo nella tecnologia, e qui si stanno producendo innovazioni in grado di competere senza timore con la Silicon Valley.

Si tratta di risultati tecnologici di assoluto livello, non di “toppe” messe con la prima cosa trovata per le mani. L’improvvisazione ha fatto posto a un genere di invenzione più metodico e ambizioso.

GoDaaS, Government Desktop as a Service

Il GoDaaS è un servizio cloud multi-tenant che Fujitsu ha implementato per il governo neozelandese, basato su infrastruttura Citrix. Si tratta di un servizio che fornisce desktop tradizionali e virtuali, supporto remoto, onsite, applicazioni e device hardware, permettendo gli utenti di lavorare dove e come avevano necessità.

Questo si rivelò critico nel terremoto del 2016, quando un’agenzia governativa riuscì a passare da zero disponibilità dei servizi IT, a un ambiente di lavoro digitale sicuro in 4 giorni, riuscendo a traguardare una deadline critica per la pubblicazione di statistiche economiche chiave.

BabyX

Baby X 3.0 (è in lavorazione la 4.0) è un prototipo di bambino virtuale animato. Si tratta di una simulazione psicobiologica sviluppata dal Laboratorio di Tecnologie Animate dell’Università di Auckland.

Questa simulazione, che anche nello stadio di prototipo ha già dell’incredibile, incorpora dei modelli computazionali basati su simulazioni delle reti neurali biologiche realmente coinvolte nei processi di apprendimento e dei comportamenti interattivi.

Interactive Modelling and Simulation of Biologically Based Neural Networks

Auckland Face Simulator

Sempre dallo stesso laboratorio di BabyX c’è il Face Simulator, un’incredibile simulazione facciale, basata sulle reali meccaniche dei muscoli facciali, in grado non solo di sincronizzare perfettamente il labiale nel text-to-speech (trasformazione di testi scritti in suoni vocali), ma anche delle espressioni facciali, producendo visi interattivi praticamente indistinguibili da quelli reali.

Rocket Lab, voli spaziali prenotabili

Rocket Lab ha recentemente lanciato con successo il primo razzo in orbita lo scorso gennaio. Non solo il razzo è giunto in orbita, ma è stato in grado di deployare in servizio 3 satelliti, cosa finora senza precedenti. Il razzo è costituito per la maggior parte di componenti in carbonio prodotti con stampandi 3D, ed è accessibile ora ai clienti per inviare in orbita qualsiasi carico per la “modica” spesa di 4,5 milioni di dollari.

REX, esoscheletro bionico per la riabilitazione

Rex è una piattaforma robotica costruita da Rex Bionics per la riabilitazione clinica di pazienti spinolesi, ma anche utilizzabile dagli stessi pazienti a casa per la vita di tutti i giorni.

Lifepod Infant Incubator

Ray Avery incarna lo spirito dell’ingegneria kiwi: è uno scienziato e un inventore prolifico. Ha fatto fortuna nel settore farmaceutico, e ora ha deciso di restituire parte di quello che ha avuto dedicando il suo ingegno al servizio dei più disagiati.

Il Lifepod è un incubatore per neonati praticamente indistruttibile, purifica da solo la propria aria e acqua, e costa solo 2000 $, contro i 40.000 degli altri incubatori.

NOTE

1. Il termine “Maori” in realtà non esisteva fino all’arrivo degli europei. In realtà significa “ordinario” e i Maori lo usavano per distinguersi dai nuovi coloni dalla pelle chiara.
2. Parliamo di Canada, Australia, Irlanda, Terranova, Nuova Zelanda e Sudafrica.
3. Il tentativo di garantire a tutti i cittadini pensioni pari all’80% dell’ultimo salario aveva contribuiti ad un’esplosione del debito, e il governo cercò di arginare il problema mettendo un tetto massimo agli stipendi.

LINKS

An Economic History of New Zealand in the Nineteenth and Twentieth Centuries

New Zealand’s technology sector is booming – but education needs to catch up

As New Zealand Courts Tech Talent, Isolation Becomes a Draw

High Tech in New Zealand

THE INVESTOR’S GUIDE TO THE NEW ZEALAND TECHNOLOGY SECTOR (pdf)

Technology is New Zealand’s future

The Future of Work – Technology

Digital Skills for a Digital Nation (pdf)

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